Chi sono

Utente: MissBeauregarde
Nome: Violetta Beauregarde
mi piacerebbe tanto un bel giorno riuscire a vivere facendo cose giuste, invece di limitarmi a non fare quelle sbagliate

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Links

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

venerdì, 02 maggio 2008

Considerazioni da Primo Maggio e dintorni...

Ehi, quest’anno sono una lavoratrice anche io, per davvero, mica come quando facevo ripetizioni! Solo che guadagno ancora meno… inconcepibile!

Poi: voi non avete la più pallida idea di quanto Claudio Santamaria mi faccia sesso … roba che volevo salire sul palco e ficcargli la lingua in bocca e non l’ho fatto giusto perché… bè… cioè, non è mica facile arrivare sotto al palco e poi io stavo in fondo in fondo e poi stavo con quella checca isterica del mio amico che continuava a dire “pure io, pure io” e GreenEyes mi guardava storto, come se lui non pensasse la stessa cosa di quella vaccone delle veline…

Poi: chi se lo aspettava, ma se la prima cosa che fa Alemanno è togliere il vestitino orribile dell’ Ara Pacis, sono completamente d’accordo!

Poi: vale la pena farsi registrare Anno Zero da papà (il che vuol dire non solo chiederglielo, ma anche spiegargli come si usa il videoregistratore, cosa tutt’altro che facile …) solo per vedere Sgarbi che urla sputazzando verso Travaglio, chiamandolo “Faccia da tonto” e rimproverandogli di “starsene lì con quel sorrisino”, e che si agita sulla sedia letteralmente imbestialito, mentre Travaglio, voce calma e occhi su Santoro, parla tranquillamente, ignorandolo. Imperdibile.

Poi: Standing Ovation per la Turco e per il gesto di una donna che davvero rappresenta le donne! Per aver messo mano ad una legge che è un affronto al genere femminile, una legge che andrebbe completamente cambiata, mica in un solo punto! E chi se ne frega se non poteva farlo, se lo ha fatto troppo tardi, se tutti le danno addosso, e non si fa ora che il governo è cambiato… chi-se-ne-frega!!! Chiunque abbia letto quella legge e conosca una coppia che ci combatte contro, o chiunque abbia semplicemente la capacità di immaginarsi all’interno di quella coppia, capirà. E la rigireranno di nuovo, è ovvio. Ma se anche dieci donne possono approfittare di questo piccolo, temporaneo miglioramento, è già qualcosa! E a culo tutto il resto.

postato da: MissBeauregarde alle ore 13:20 | link | commenti (15)
categorie: istantanee, farfugliando
giovedì, 24 aprile 2008

Quando le palle girano a elica...

Non ho molta voglia di scrivere …

Giusto un paio di suggerimenti: approfittate del Cin Cin Cinema (che non so se sia solo romano o ci sia anche altrove … nel primo caso, vi spiego: è una fantastica iniziativa per cui, per tutto il mese di aprile, andare al cinema dal lunedì al giovedì costa 3 o 5 euro) (e dio … tre euro, capite? Da quant’è che non capita? Non è mai capitato! ho un vaghissimo ricordo di quando andai a vedere Scream e Fuochi d’artificio con i miei amici e pagai 5mila lire il biglietto, e da allora aumenti continui). Comunque, mi butto al cinema di continuo, e se proprio volete un consiglio, non perdetevi assolutamente: Juno, Persepolis e Non Pensarci. Valgono davvero la pena, tutti e tre. Trama e giudizio tecnico li trovate su ogni giornale, quindi evito i “bellissima colonna sonora” e “brillante interpretazione!”.

Il lavoro procede, anche bene, direi. Ho allargato la mia cerchia di amicizie (certo, partendo da zero era facile), che ora include anche Andrea, (collega brillante, con cui litigo su ogni piccolo dettaglio più per sport che per reale disaccordo e che mi dà dritte di vita che sto appuntando su un quadernino, un po’ come fa il Pehnt di Baricco. Il battibecco con Andrea mi sembra uno di quei confronti realmente costruttivi, mi fornisce un punto di vista completamente diverso dal mio e che però non riesco a considerare completamente sbagliato. Prima o poi vi racconterò qualcosa di dettagliato, così saprò anche la vostra opinione.) e il collega un po’ tonto, soprannominato Il Carciofone. Il Carciofone, non è che sia stupido o cose del genere, è solo immensamente puro e smaliziato e buono e lento e sembra sempre che abbia la testa da un’altra parte e in altre occasioni, io, forse, lo apprezzerei per questo suo distacco dalla praticità, così distante dalla mia ansia da prestazione in tutti i campi, ma non quando mi si chiede di essere produttiva, perdio! Che dal tuo lavoro dipende il mio e io non ho voglia di fare le cose così, tanto per! Ci sono volte che, giuro, mi fa cadere le braccia! Esempio:

coordinatore: “Violetta, il Carciofone deve inviare quella mail entro stasera, vedi a che punto sta?”
Violetta: “Carciofò, a che punto stai con la mail?”
Carciofone: “bene, bene … ho quasi fatto, manca pochissimo!”
Il giorno dopo:
Coordinatore: “Violè, ma ‘sta mail ve la siete persa??? Non è arrivata!”
Violetta: “Carciofò ma la fottuta mail che minchia di fine ha fatto?”
Carciofone: “è qui, è finita”
Violetta: “come qui? Non l’hai inviata?”
Carciofone: “dovevo inviarla? Aspettavo che me la correggessi …”
Violetta: “ ……… io????” 

Così mi trovo a spazientirmi con lui, come una mamma con un bambino, e mi spiace perché poi lui ci resta male e mi guarda con gli occhioni tristi, ma cercate di capirmi: ha trent’ anni e sono io che lo devo guidare? A me comunque manca un senso, ormai è chiaro: il tatto. Non ce l’ho, mi manca proprio. Il tatto in senso figurato, ovviamente. Cioè, io qualunque cosa debba dire, me la faccio uscire strana, persino i complimenti.

Anche a danza, l’altro giorno, l’insegnante spiegava un passo e diceva “questo viene bene a chi ha un po’ di sederotto” … fatto sta che invece veniva bene ad una ragazzina piuttosto snella. E io volevo dirle “ehi, brava, come fa a venirti così bene anche se non hai un filo di grasso?” e invece mi è uscito “come fa a venirti bene, che non hai un filo di culo?” … e, se permettete, è un’altra cosa!

Questa mancanza di tatto, sul lavoro, dove viene fuori anche tutta la mia innata passione per la competizione, che mi spinge a voler primeggiare sempre e comunque (senza peraltro mai riuscirci, questo è davvero frustrante!), mi sta dando qualche problema. Ora, ci hanno raggruppato, a noi schiavi sottocosto, e sottoposti ad un colloquio di gruppo con un team di psicologi, categoria che da sempre io disprezzo infinitamente, per l’inutilità della loro laurea – un po’ come la mia – e il suo uso assolutamente idiota – un po’ come la mia, ma almeno io non ne faccio un vanto, eccheccazzo -. Comunque, arrivano e ci fanno associare i colori a delle persone della nostra vita e io sto lì che cerco di pensare bene a chi associare il rosso, memore de “il Mostro” di benigni, eppoi ci fanno associare degli animali alle persone della nostra vita … cioè, io ho cestinato almeno un milione di mail con questi stessi giochini, e ora me li ritrovo in carne ed ossa! Poi ci dividono in coppie per capire che immagine diamo all’atro di noi, sempre non attraverso parole e discorsi sensati, ma giochini deficienti, fra cui degno di nota è il “se fossi”.

Così Andrea stabilisce che:
se fossi una casa sarei un attico a Manhattan (“perché guardi tutti dall’alto in basso, e tutti ti guardano e vorrebbero raggiungerti ma quasi nessuno se lo può permettere, e tu sei lì che te la godi”)
se fossi una pianta, sarei un’edera (“perché non ti abbatti mai, e vai avanti nonostante tutto e ti arrampichi e svicoli e non ti fermi mai e ogni punto è un’ottima base di appoggio per continuare a crescere”)
se fossi un animale sarei una pantera (“sempre pronta a tirare fuori le unghie e poi … bè, sai, hai i capelli scuri”… vedete, Andrea ha capito perfettamente il gioco…)
se fossi una macchina sarei, questa è bellissima, uno schiacciasassi.

Tutto questo è orribile, viene fuori che sono una stronza, arrampicatrice, pure un po’ manesca e pericolosa. E la cosa peggiore è che nella vita al di fuori del lavoro non ho un briciolo di quella sicurezza e di quella sfrontatezza che mi si riconosce in ufficio.

La verità è che in questi giorni il nervosismo è alle stelle. Ed è già un po’ che va così… Sarà per colpa di queste elezioni disastrose, ma manderei a fanculo chiunque. La gente mi sta sul cazzo in blocco, la gente che non ha più l’onestà come valore, mi sta sul cazzo e mi fa paura … che poi ne incontrassi uno, dico uno, che a testa alta dice “ho votato per lui e ne sono fiero” e magari poi mi spiega anche i perché … e sono stanca di sentire frasi cretine come “ci portano solo via il lavoro” e “questi sono più ricchi di noi”, guardando con disprezzo un bambino che con occhi grandi e mani sporche chiede un euro … o peggio ancora, non guardandolo nemmeno in faccia! mi fanno schifo! S-C-H-I-F-O! Sono demoralizzata e senza speranze. Domani magari andrà meglio. Domani intanto vado a mettere una firmetta, che non servirà a nulla, vabbè, ma tanto per far vedere che io sto dalla parte della democrazia.


postato da: MissBeauregarde alle ore 18:47 | link | commenti (6)
categorie: eccheccazzo
mercoledì, 26 marzo 2008

Serenella ti porto al sole, ti porto al mare, ti porto via!

Immaginate qualcosa a metà strada fra “Thelma e Louise” e “Scemo e più scemo”. Non è facile, lo so. Non ci riuscite, vero? perché non eravate con noi … con me e Serenella, dico.

Martedì 25 marzo 2008, ore 16 meno qualche minuto, Violetta e Serenella si sono finalmente incontrate.

Va più o meno così:
centro commerciale in cui lavora Serenella. Io, sapete, fra le varie fobie che sicuramente la traditrice avrà elencato nel suo blog, ho anche quella dei centri commerciali. Sono così vasti, così pieni, così rumorosi, così frenetici, così pieni di possibilità, che mi mettono il panico e mi blocco, non riesco più a scegliere, né dove andare, né cosa comprare, né dove mangiare e siccome non riesco nemmeno ad avere la visuale del cielo e del sole, perdo pure la cognizione del tempo, quindi non riesco nemmeno a decidere se andarmene o meno, e siccome comunque mi sono disorientata e non mi ricordo più da dove sono venuta, pure volendomene andare, non sarei capace.

Ma a quel punto, mentre sono imbambolata da tre quarti d’ora (giuro, tre quarti d’ora!) davanti a una lunga serie di canottierine da 4,90 euro di tutti, e sottolineo tutti, i cazzo di colori esistenti al mondo, arriva un aiuto divino, sottoforma di sms di Serenella, a svegliarmi dal coma profondo.

sms: ehi, violè, non mi darai di nuovo buca, vero?
sms: no no, anzi, sto già qui da H&M che ti aspetto!
sms: ah ok, arrivo subito, in un minuto.

Al che io cerco disperatamente l’uscita dal maxinegozio e quando finalmente la trovo (dopo essere passata 6 volte nel reparto bambini e tre nel reparto uomo, in preda alla labirintite), proprio sulla porta, incrocio Serenella che entra. Scambio di sguardi alla “chissà se …” e ovviamente ci lisciamo. Ora lei è dentro e io sono fuori. C’è questa tipa, appoggiata con le spalle alla vetrina del negozio, con un ginocchio piegato e il piede sul muro, come la più esperta delle passeggiatrici, tacco alto e frangia ultramoderna e trucco pesante. Io la scruto da fuori, sperando che non sia Serenella, che intanto passa e ripassa davanti all’uscita scrutandola e sperando che non sia io!

È così, mentre guardiamo la tipa truccata, che io e serenella ci riconosciamo.
E ci scambiamo uno sguardo alla “ah ma che sei tu …?” tutte e due col cellulare in mano …
E ci sorridiamo.
E ci veniamo incontro.
E ci abbracciamo. Forte.
Ed è come abbracciare già un’amica. Un po’ come riconoscersi.

Io ho il cuore che mi sta per scoppiare, giuro. Un po’ mi succede sempre quando sto per incontrare qualcuno su cui voglio fare una buona impressione. E su di lei io voglio davvero farla. Serenella è… la parola che mi viene è “adorabile”, ma non rende bene l’idea, ti fa pensare ad un pupazzetto, un orsacchiotto e non c’entra mica nulla col pupazzetto, lei… ha quest’aria da bambina, con i tratti però da donna. Lei è esattamente come un mese fa l’avevo descritta, senza averla mai vista. Genuina, limpida. Una faccia pulita, che ti ispira subito fiducia e affetto e, a dispetto del giubbotto antiproiettili che avevo indossato perché, gliel’ho detto, certe volte me la immagino pure un po’ come una Terminetor in gonnella (e in effetti ha subito provato a strangolarmi con l’i-pod!), ha due occhioni dolcissimi e vivaci, attenti, di chi osserva davvero il mondo, e questo sorriso timido e bellissimo che ti fa sciogliere.

Così l’abbracci e ti fai guidare dal suo passo sicuro nel labirinto del centro commerciale. E cominciate a parlare, perché vi siete già rese conto che la mezz’ora che avevate a disposizione (e che sarebbe stata un’ottima rete di sicurezza nel caso una delle due fosse stata la tipa coi tacconi!) non basterà. E di cosa parlate, non ha importanza. Apriamo qualcosa come centoventicinque parentesi, non ne chiudiamo nemmeno una: sfottiamo i tipi che passano, e gli uomini che si vestono da H&M, poi i prezzi di Ethic, poi il mio panico da centro commerciale, poi proviamo a comprare una ricarica telefonica chiusa in una valigia, poi abbiamo lo stesso anello, il viaggio in Irlanda, poi la patente, le strade e il tuttocittà, il mio senso dell’orientamento, sono astemia, il blog, il caffè, il lavoro, l’università, la famigghia, il pianoforte, le vacanze …

A ruota libera, un discorso si trascina dietro l’altro, che ne apre un altro ancora, che ci porta ancora ad un altro, con l’ansia di dirci un sacco di cose, l’ansia ma non la fretta, chè c’è la sensazione che avremo altre occasioni per riprendere tutti questi argomenti, è un po’ come fare una lista delle tremila cose che abbiamo da dirci e che ovviamente non possiamo che accennare qui, ora, mentre stiamo ridendo e sfottendoci a vicenda, giocando, divertendoci.

Ogni tanto ci zittiamo per un istante, io la guardo pensando che è davvero come se fosse una sorella minore, ho voglia di portarmela via da quel casino e di raccontarle tutto, proprio tutto di me, della mia vita, del mio passato, di GreenEyes, dei miei amici, ho voglia di presentarle tutti e di andarci a comprare un sacco di libri e di sentirmi raccontare tutta la sua storia e di vederla sorridere ancora e poi vederla magari pure mentre sgomita ragazzini sull’autobus.

E invece già stiamo facendo tardi.
Però poi non c’è nessuna voglia di salutarsi, c’è la promessa di non farlo essere un incontro isolato, di vederci spesso, di andare al cinema, a cena fuori, a fare un tour di shopping, che sono solo scuse e magari invece ce ne staremo solo sedute da qualche parte a chiacchierare, con più calma.
Poi è tardi e lei deve andare a lavoro. E davvero, mi sento triste, no, triste no, è esagerato, ma mi sento più sola, sapendo che ci stiamo salutando. E ci abbracciamo forte di nuovo.

E la guardo andare via, questa piccina che cammina con passo sicuro, a testa alta, spavalda. E chi la incontra non sa quanto c’è dietro, tutte le fragilità, le paure, le incertezze di cui io ho letto. E chi legge solo non sa quanto altro c’è dietro, la vitalità, l’ironia, la voglia di vita, la dolcezza. Serenella può scrivere anche venti post al giorno, ma non riuscirà mai a venir fuori del tutto da un blog, come tutti forse, sì, ma con lei il contrasto è palese: la bidimensionalità le sta troppo stretta.

Poi sono così contenta e galvanizzata che trovo persino il coraggio di scegliere fra i seicento colori e compro vittoriosa una maglietta. Gialla. XS. A casa l’ho provata e sembro una banana strizzata.

Ma sti cazzi, non so se mi spiego.

postato da: MissBeauregarde alle ore 10:21 | link | commenti (23)
categorie: perle, istantanee
venerdì, 21 marzo 2008

va tutto bene, tutto bene, tuttobene, tuttobenetuttobene ...

Ho avuto una buona giornata: il lavoro che comincia ad avere un senso, le telefonate delle amiche sgangherate, quelle di GreenEyes. Ho avuto una bella serata, la spaghettata di papà, il dopocena con un’amica davanti a Friends. Ero già a letto e poi …

Cosa c’è che non va? Cosa c’è che non va nella tua testolina, Viò? Perché eri a letto e stavi per dormire, perché hai iniziato a piangere? Perché mentre ascoltavi queste quattro gocce di pioggia, hanno cominciato a tremarti le labbra? Va tutto bene, tutto bene. Continuavo a ripetermelo e la situazione peggiorava. Cosa hai pensato, cosa c’è che ti intristisce? Non c’è nulla. Abbracciavo il cuscino. Sono malata, cazzo, stavo per dormire e invece ho cominciato a singhiozzare, all’improvviso. Non riuscivo a frenarmi. Ho asciugato le lacrime con la mano, niente, continuavano a scendere. Ho premuto le maniche del pigiama sugli occhi, cazzo, Viò, che ti prende, che succede? va tutto bene, tutto bene, non è niente. Mi sono seduta nel letto, ho respirato forte, calmati Viò, respira, stai buona. Niente, è un torrente, un fiume in piena, non si fermano. Mi canticchio nenie nella testa, stai buona, è tutto apposto. Vado in bagno, accendo la luce, mi sciacquo il viso con acqua gelata, mi guardo. Ho gli occhi gonfi, le labbra, il naso arrossati, i singhiozzi mi sollevano ancora il petto a scatti. Cerchiamo di capire, Viò, noi non piangiamo così, non siamo bambine, cosa c’è che non va? Niente, è tutto apposto, dico davvero. Il lavoro va bene, lo studio anche, ho un sacco di gente attorno che mi vuole bene. Razionalizza, è tutto apposto. Non sono triste però piango. Sarà la tensione, l’affannarsi degli ultimi tempi, le corse, le novità. Torno in camera, al buio. Seduta sul letto, la schiena contro il cuscino, le gambe sotto le coperte, mi abbraccio le spalle, cullandomi …
























Stai tranquilla, non è niente, Viò… tutto va bene, tutto continuerà ad andare bene… sei stata brava, sì.
Anche se lui non te lo dice.
E ora, da brava…


dormi.

postato da: MissBeauregarde alle ore 00:04 | link | commenti (12)
categorie: eccheccazzo, io per me, farfugliando
lunedì, 18 febbraio 2008

post lunghissimo, così lungo che siete autorizzati a saltarlo!

Il mio blog compie un anno. Lo aprii il 18 febbraio 2007, scrissi una frase, credo, secca e concisa, come faccio sempre, in un periodo di merda. Poi lo lasciai stare per un mesetto circa, prima di cominciare a scrivere qualcosa di più. Ad un mese dalla chiusura di una storia di tre anni, che mi aveva dato tantissimo, che mi ha tuttora lasciato tantissimo, avevo bisogno di parlare, ma le parole non mi uscivano. Questo era il senso. Certe volte succede, che le parole non escano anche quando vorrebbero. Era tutto ingabbiato in un punto indefinito fra la bocca dello stomaco e la gola, era come il famoso “ovosodo” del film, quello che non va né su né giù.

Quel periodo, ancora oggi, lo ricordo con la stessa pesantezza all’altezza dello sterno. È terribile come le cose, le emozioni, passino, ma le sensazioni ti restino inchiodate addosso, o forse succede solo a me, di ripiombare esattamente nello stesso sconforto al solo pensiero di quello che è stato. Forse sono io, che il passato non riesco mai a scrollarmelo di dosso del tutto. Forse sono io, che dovrò fare eternamente i conti con quello che ho fatto e quella che sono stata, perché la mia vita è popolata di fantasmi di cui non riesco a liberarmi. Forse è per questo che ho sempre così tanta paura di andare avanti, sia nel senso di crescere sia nel senso di passare oltre, perché ogni giorno che passa, ogni nuova conoscenza e ogni nuova perdita inevitabile, ogni incontro e ogni separazione, non fanno altro che aumentare il numero di spettri che non riesco ad esorcizzare.

Comunque, non è così che si festeggia un compleanno. Quello che volevo dire è solo questo: che il blog, di per sé, a me non serve a nulla, perché, come ho già detto in altri post e ho ripetuto in questo, non mi aiuta ad andare avanti e non mi fa crescere di una virgola. Rimane però importante, e il motivo, di base, siete voi.

Vi cito così, nell’ordine alfabetico che non fa mai danni, anche se è impersonale, e cito solo quelli che ci sono ancora, perché tanti altri, purtroppo, li ho persi per strada e sono ancora in attesa di recuperarli.

L’Anonimista, in realtà, l’ho cominciato a leggere da poco. Però ho letto una sua pagina e non me ne sono più staccata. Chè Nick ha un modo di raccontare la vita che ha un che di fantastico. Quando cominci a leggere la sua versione di opere famose o mitologiche o trame di film o i suoi diari di viaggio, finisci di leggerle con le lacrime agli occhi e i crampi alla pancia dalle risate. Quando ti racconta di cosa ha fatto ieri in piscina, ti sembra impossibile che una giornata normalissima possa essere raccontata in modo esilarante. E fra fighe e tette, ogni tanto ti infila una perla, uno spunto di riflessione, una morale che cominci a pensare che in realtà sia un filosofo camuffato da sommelier. Poi con Nick ci ho parlato pure al di fuori del blog… mi ha strimpellato una bellissima canzone per farmi gli auguri di Natale… quando l’ho sentita mi sono commossa. Per davvero. Certe persone, le persone migliori che conosco, sanno fare questo. Farti piangere ma non di tristezza. Emozionarti, sempre.

Poi ci sarebbe Calzeastrisce, che poi fu Serenella, e poi fu… non mi ricordo più, perché Serenella è irrequieta come la pallina del flipper, e ogni tanto fa le valige e si trasferisce, pur avvisandoti. Ecco, Serenella io la devo per forza incontrare, perché è vicina di casa e non è ammissibile che io non la conosca. Con lei ho un paio di punti in comune che mi spingono a vederla come una sorella minore, e che sono: la passione per la nostra città, la passione per i libri, la sociopatia a fasi alterne. Questo vuol dire che non vedo l’ora di farmi due passi per roma con lei, di entrare in una libreria con lei, e che ogni tanto ho paura a commentarla perché non so come prenderà i miei commenti. L’ho sentita lasciare commenti (uno è toccato pure a me) sferzanti come la tramontana quando esci di casa e non te l’aspetti. Eppure l’ho sentita sciogliersi davanti a post romantici o melensi. Serenella non te le manda a dire, è così, genuina, indomabile. Il suo blog, praticamente, è un diario completo dei suoi difetti, tutti raccontati in chiave ironica, e sembra voler dire ad ogni pagina: sono così, e allora? Non ti piaccio? Cazzi tuoi. Ti piaccio? No mi interessa. Non c’è falsa modestia, né voglia di far ridere, c’è solo voglia di raccontarsi, sinceramente. 

Poi c’è Litx88. mentre scrivo il suo nick, realizzo per la prima volta dopo un anno la sua età. Perché Lì, a volte mentre la leggo penso a lei come a una maestra da cui imparare, altre volte come a una bambina, da proteggere. Lì scrive tanto e a ruota libera e scrive come si dovrebbe scrivere un romanzo. Se penso che Moccia abbia guadagnato tanto scrivendo quattro stronzate in un italiano elementare, però, capisco che Lì dovrà rimanere una scrittrice elitaria. Lì sa guardarsi dentro e sa scrivere esattamente quello che vede. Lei si studia, e si ristudia, e si studia ancora, con la perizia di uno psicologo e la delicatezza di un chirurgo. Lei si conosce come mai io riuscirò a conoscere me stessa. Commentare Lì è difficilissimo, perché ha già fatto tutto lei, e i cinque anni di vantaggio che ho su di lei valgono un cazzo. L’unica cosa a cui servono, è a farmi rivedere in tutto quello che lei racconta, perché ci sono già passata anche io, e ne sono uscita evidentemente peggio, e – qui torniamo al discorso iniziale – a ricatapultarmi in dolori lancinanti. Lei sa mettere nero su bianco quello che io invece no. Ma allo stesso tempo c’è in lei una specie di sconforto, tipico delle persone troppo complesse, tipo geni incompresi: così io mi trovo spesso lì a lasciare commenti da bimba ingenua che crede ancora e ancora spera, e i ruoli con Lì sono sempre ribaltati.

Ah, ecco, poi c’è Maurì! Maurì è l’unico di questo blog che ho avuto l’onore e, visto le corse che mi ha fatto fare spostando l’appuntamento da un posto all’altro, anche l’onere, di incontrare. Maurizio, è inutile che speriate di conoscerlo solo leggendo il blog, perché il blog, essendo di un bischeraccio dedito al cazzeggio, non dice un cazzo di lui! A parte il fatto che è scemo. E che è divertente. E che si circonda solo di gente goliardica (come me, come me!). e che di lavorare non se ne parla! Ma poi dietro c’è così tanto altro. Maurizio ogni mattina mi dà il buongiorno. Mi augura una buona giornata. Sembra niente, invece è come essere svegliata al mattino dal profumo di caffè. È come quando devi dare un esame il sabato mattina e la tua famiglia si alza con te invece di rimanere a dormire. Non ti fa sentire sola. Poi è un padre modello, uno di quelli che quando parla delle figlie gli brillano gli occhi e ti devi mettere gli occhiali da sole per continuare a guardarlo. Poi è in grado di sostenere telefonate di mezz’ora con me, in cui non facciamo altro che sfotterci e ridere. Senza contare la pazienza che ha, con quel cellulare. Poi, e non è poco, mi vuole bene. Davvero bene.

Poi c’è il Menestrello. Ecco, se ho imparato una cosa, da questo blog, è che col Menestrello non ci devo parlare di politica. Assolutamente no. Il Menestrello bisogna conoscerlo, per una cosa in particolare: è un uomo che crede fermamente nell’amore. Ora, direte, e allora? Ma io non ne incontro tanti di uomini come lui, disposti a perdersi totalmente, a rinunciare a tutto, a donarsi senza riserve, a fare una promessa per sempre, a schiantarsi contro un muro al grido di “ogni lasciata è persa”. No, a pensarci… io non ne incontro mai NESSUNO di uomini come lui. È un uomo d’altri tempi, punto. Nel senso più lusinghiero possibile. Poi il Menestrello l’ho conosciuto proprio agli albori del blog ed era un periodo pessimo e abbiamo cominciato a parlare e… sapeva così poco di me, ma sapeva una cosa importante e sapeva che ero triste e lui… mi ha fatto un regalo. Un regalo bellissimo che io cercavo da anni. Da quando avevo meno di 10 anni, per l’esattezza. Ora io questo regalo non sono ancora riuscita ad averlo, e lui minaccia di buttarmelo ma… non so se capite quanto quest’episodio dica di lui. Quanto sia raro un gesto disinteressato, al solo scopo di far sorridere una ragazzina infelice. Comunque, ora il Menestrello è innamorato e quindi non ve lo posso presentare più.

Poi arriva Emmettì. Emmettì oh, lo ammetto, la prima cosa che ho notato di lui, è stato il bel faccino in bianco e nero nella homepage di splinder. Cosa che voi non potrete ammirare, perché adesso è stato sostituito con un poco arrapante Superpippo! La vita è questione di tempismo. Comunque, fortuna vuole che Emmettì non abbia solo un bel viso, ma pure un bel talento da scrittore, per cui il suo blog merita lo stesso, solo che in certi periodi è così pigro da aggiornare solo una volta al mese. Come me. Emmettì all’inizio lo trovavo così inavvicinabile. Avevo voglia di dirgli la mia su un sacco di cose che scriveva, ma poi non lo facevo mai perché mi incuteva il timore reverenziale degli intellettuali. Poi quando mi ha rivolto la parola, mi sono emozionata un sacco. Il timore reverenziale è sparito quando ho scoperto che dietro la foto in bianco e nero, il vocabolario ricercato, l’aria da intellettuale, si nascondeva un fascio di nervi e di ansie molto simile al mio. Diciamo che, nella mi mente contorta, io ci vedo un po’ come Verdone e la Buy in “maledetto il giorno che ti ho incontrato”. Ma va detto pure che un vero scambio a tu per tu con Emmettì non c’è stato, quindi è pure possibile che mi sia inventata tutto. Lui forse dirà così. Ma secondo me no.

E poi c’è il mio personalissimo cavaliere errante, che è Nat. Allora, chiariamo subito una cosa: chi non segue i disegni di Nat, si perde un mondo. Nat è un artista e non ci sono cazzi. A dirla tutta, io sono pure gelosa di Nat, e ogni volta che ha una nuova ammiratrice, io rosico. Su Nat io vanto un primato. Sono stata, credo e non intendo verificare, la prima lettrice splinderiana del suo blog. Posso dire, come Pippo Baudo, “l’ho inventato io”. Ed è un onore. Nat mi ha anche disegnata. Un sacco di volte. Non sapeva come fossi. Non mi aveva mai vista e non aveva idea del mio reale aspetto. Ma mi disegnava. Recentemente mi ha detto che lui non si disegna come si vede allo specchio, ma come si vede dentro. Riporto questo discorso su di me e ne risulta che mi ha vista da sempre bellissima. Nei suoi disegni, se c’è il color violetto, ci sono io. Io li salvo tutti. Un giorno, magari, avranno più che un valore affettivo. Avete idea di cosa voglia dire trovarsi in un disegno e sapere solo tu, che quella sei tu? Come leggere il libro di un amico e riconoscersi in un personaggio. Riuscite a immaginare la sensazione? Con Nat ho una serie di progetti: un giorno noi ci incontreremo, e ci guarderemo assieme tutti i film di Woody Allen, e ascolteremo insieme Capossela, poi noleggeremo una Vespa e gireremo per Roma come in Vacanze Romane, e poi mi toccherà portarlo al mare e farlo restare a galla.

Poi c’è una new entry che è Parpella. Ok, new entry è un modo di dire perché credo che purple sia stata la prima ragazza che ho conosciuto su splinder e siccome allora non sapevo usare il blog (mentre adesso…) non l’ho aggiunta come amica e nemmeno lei e quindi siamo state amiche in incognito per un anno. Parpella mi colpisce subito per la sua conoscenza musicale, comincio in particolare a procurarmi tutte le canzoni di cui parla e che io non conosco. La mia ammirazione per la gente che a) conosce musica che io non conosco (cosa quasi impossibile, a meno di non andare su generi che mi fanno schifo) e b) sa consigliarmi canzoni che poi mi piaceranno, non avrà mai fine. E poi, il blog di Parpella è come una telefonata con un’amica che ti racconta la sua giornata e ti fa sorridere e ti fa stare bene: dalle tinte multicolor  in testa alle telefonate con la mamma 8che dalle ultime notizie si è rotta non so quante costole cadendo dal letto), dai suoi commenti ai programmi tv ai suoi abbordaggi sull’autobus. Il suo è un mondo… più colorato del mio, più sbarazzino, più divertente. E non è che Purple non abbia avuto momenti neri, è solo che lei è in grado di buttare gocce di colore anche lì e di farsi forza e di rialzarsi e andare avanti e allora pensi: quella forza, la vorrei anche io.

E infine c’è la Tinzietta. Allora con Tinzia, innanzitutto, abbiamo un’amica in comune, Maria. Cioè, in realtà lei le è molto più amica, ma mi propone sempre di uscire tutte insieme. Quando verrò a Milano, vorrei poter incontrare un sacco di blogger, ma di sicuro la serata la passerei con lei che è l’esperta di locali e che sa viversi la notte e, da non sottovalutare, c’ha una serie di amici niente male! Io Tinzia la vedevo praticamente su tutti i blog che leggevo. Pensavo, ma ti pare che siamo cinquecentomila blogger e io vedo sempre gli stessi? Se sono stata io a scrivere a lei, o lei a scrivere a me, non me lo ricordo perché era naturale che gira che ti rigira, saremmo finite per commentarci. E infatti. Leggere Tinzia, è un po’ come consultare l’oracolo di Delfi: si capisce da sola. La cosa bella è che quello è proprio il suo intento: dire e non dire, metterti a parte solo di quello che le interessa e se ne sbatte della tua morbosa curiosità di sapere i dettagli sordidi o di capire cosa sta succedendo. Questa è una cosa che mi fa mangiare i gomiti – il fatto di non capire cosa le sia successo ieri sera – ma che allo stesso tempo ammiro molto – la capacità di farti capire cosa ha provato e come si sente ora, senza dover spiegare i retroscena. Perché, onestamente, io sono l’opposto, non so cosa sia la privacy e tendo a dire fin troppo.

Ci sarebbero ancora un po’ di persone di cui vorrei parlare, ma non le conosco abbastanza per farlo a cuor leggero: sono Sefossifoco e GudBoi. E anche Chris. E Nemo. Sono amici di amici, tendo sempre a fidarmi di questi incontri. E infatti, non li seguo da molto ma lo faccio con piacere. Al secondo compleanno del blog, ci saranno anche loro. Forse.

Di tutti i blogger, gli amici, di cui ho parlato, donne comprese, mi sono – per un periodo, per un dettaglio - innamorata. Per me è facile lasciarmi trascinare di fronte ad un bel post, più che di fronte ad un bel sorriso. Lo schermo, la distanza, cose del genere, per me non sono mai stati un problema, se dietro vedevo una luce forte. Per tutti i blogger che ho citato, io ho provato, una volta almeno, la famosa “invidia del post”, quella che ti fa dire “cacchio, l’avrei voluto scrivere io!”. A tutti i blogger qui sopra, vorrei rubare almeno una caratteristica, un particolare del loro modo di esprimersi – che sia una parola, un modo di dire, la costruzione delle frasi, o un disegno. Di tutte queste persone, ammiro e invidio un lato del carattere che, di sicuro, mi manca. Una cosa che adoro di questo gruppo di gente, anche se non ha molto senso, è che se cliccate sul loro profilo vedrete che il numero di “amici” raramente supera la decina. Ecco, io quelli che hanno 98 amici di blog non li sopporto proprio. Mi stanno sul culo da morire e vorrei veder come cazzo passano la mattinata, a leggere 98 aggiornamenti? Che falsità. Ecco, invece sono contenta che Tinzia abbia notato che io non mi perdo un post dei miei amici manco per sbaglio. Che se sono assente per un mese, stai pur certo che quando torno ho voglia di sapere TUTTO quello che è successo in quel mese.

Quindi, è un anno che scrivo su questo blog, con frequenza discutibile. In quest’anno è successo poco o niente, ma anche di tutto e di più. Non so se mi spiego. Non credo, ma mi sono capita da sola (questo l’ho imparato da Tinzia). Se non avete capito, non me ne frega niente (questo, da Serenella). W la figa! (questo, da Nick). Duemila volte ho pensato di chiudere tutto e mollarla lì, e poi però tornavo a leggervi e di sparire non avevo più voglia. Ora, se non fossi imbranata col pc, come Nat, e pigra, come Emmettì, mi metterei a linkare tutti i vostri nomi. Ma ho scritto venti pagine e devo andare a studiare e preparare del lavoro per domani, e non ne ho per niente voglia! e fate uno sforzo, se mai vi interessasse, tanto io non ho mica 98 amici!

Quindi spengo la candelina e, finalmente, passo e chiudo.

postato da: MissBeauregarde alle ore 16:26 | link | commenti (21)
categorie: compleanni
mercoledì, 06 febbraio 2008

When you try your best, but you don't succeed

Quando uno abbandona il blog per così tanto tempo, ci sono due o tre (famo 4, me ne è venuta in mente un’altra) spiegazioni:

a-     ha una vita così piena da non aver tempo da perdere con quella virtuale

b-     ha una vita così vuota che non ha nulla da scrivere e leggere la vita degli altri lo deprime

c-     ha problemi al pc

d-     non me la ricordo più….

 

Nel mio caso, l’assenza è un po’ la somma di questi quattro fattori. Il quarto non me lo ricordo, ma era importante!

 

Ho trovato un lavoro, o meglio… sto facendo uno stage. È un lavoro bellissimo, uno di quelli che, se solo mi pagassero, ci metterei la firma per farlo per tutta la vita. Mi capitano fra le mani documenti interessantissimi sul commercio degli schiavi e le missioni umanitarie e medici senza frontiere e tutto questo scatena l’animo nobile che è in me e che si risveglia tipo una volta ogni sei anni. Se non fosse che sono un vulcano di idee e lì conto quanto un due di coppe con briscola a bastoni. Insomma, è anche giusto così, sono appena arrivata. Il professore che mi ha preso la manina e mi ha trascinato lì è un fico da paura. In realtà è pure sulla cinquantina ma è un uomo di quelli che si vede che un tempo era appetitoso. Dice che durante le selezioni, una cosa che ha apprezzato di me è stata l’intraprendenza e la faccia tosta. Più o meno è andata così:

 

lui: lei è in grado di lavorare in gruppo?

Io: certo!

Coscienza: brava, così!

Lui: quale sarebbe il suo ruolo all’interno del gruppo?

Coscienza: oh no, ti prego, non dirlo… non farlo… sii modesta e disponibile… non dirlo, ti supplico.

Io: Leader!

Coscienza: merda!

 

Lui: è ovvio che non riceverà che un compenso simbolico.

Io: come un compenso simbolico?

Lui: bè non avrà uno stipendio vero e proprio.

Io: ah ……… e perché?

Lui: ….

Io: mmm…

 

Il prof-fico comunque si è fatto una risata, poi mi ha detto che in me rivede molte caratteristiche di quando era giovane (tipo la cupidigia?). Dice, si vede che sei una persona dinamica. Ecco, roba che io sono così pigra che mi stanco solo a sentirlo mentre ci racconta delle sue gite fuori porta. Da quando lo conosco, ed è davvero poco, so che: fa jogging ogni mattina prima di andare a lavoro, spesso va all’università in bicicletta, il weekend va a sciare o a fare snowboard, con le belle giornate invece si arrampica sulle pareti rocciose, d’estate ha una piccola barca a vela con cui fa grandi giri con la moglie, di tanto in tanto va a cavallo.

Mò cosa c’entra questo con me, non l’ho capito, visto che a me pesa il culo pure per andare a comprare le sigarette alla tabaccheria in fondo alla strada.

 

L’altra tutor a cui faccio riferimento, invece, essendo il prof-fico troppo indaffarato a fare bunjing-jumping per seguirmi passo per passo, è un donnino piccolo e nervosetto, un incrocio fra la Ventura, ma molto più bella, e la Boccassini, ma molto più incazzata. Potrebbe diventare il mio mito se non mi incutesse tanta paura ogni volta che mi si avvicina. Vorrei rompere il ghiaccio e chiederle se per favore mi dà un abbraccio forte forte e mi dice di non aver paura e che tutto, fra qualche giorno, mi sembrerà familiare e rassicurante e che presto comincerò davvero a sentirmi a casa, vorrei chiederle di adottarmi, ma non credo che questo le piacerebbe. Così preferisco fare la donna dura, arrivo sempre con dieci minuti di anticipo, esco più tardi, per non sembrare una sfaticata, praticamente mi sento così sola che non parlo, non mangio, non bevo caffè e certe volte trattengo anche la pipì per ore.

 

Migliorerà, lo so, ma per ora a livello di relazione interpersonali sta andando di merda, ovunque vedo solo professionisti o dottorini con la puzza sotto al naso, mentre mi aspettavo un centinaio di giovani stagisti rampanti con cui fare comunella, ma che evidentemente vagano per i piani come me. Perché in tutto ciò, non ho nemmeno un ufficetto piccolo e puzzone da chiamare casa. Quando arrivo, mi danno il portatile e poi mi dicono “c’è lo sgabuzzino al terzo piano che è libero… oggi è libero il secondo cesso a destra… puoi occupare la portineria finchè non torna il portiere…” roba del genere, e io parto ad occupare il posto finchè non arriva il legittimo possessore e non mi caccia da un’altra parte. Con quel portatile sotto il braccio, sembro la versione moderna dello sfigatissimo Dolce Remì col fagotto.

 

E se tutto questo non bastasse, non posso aprire il blog in ufficio, e il pc a casa mi è esploso e l’ho riavuto solo ieri, e GreenEyes si lamenta che non riusciamo a vederci quanto vorrebbe, e devo pure studiare perché gli esami, si sa, non finiscono mai.

 

E non va mica tanto bene.

postato da: MissBeauregarde alle ore 21:08 | link | commenti (12)
categorie: eccheccazzo, farfugliando
mercoledì, 09 gennaio 2008

Let it be.

Vedete, questo titolo… sono contenta di cominciare l’anno blogghesco con una canzone del genere.

Così.
Rompiamo il ghiaccio con questo 2008.
Che a me gli anni pari mi fanno schifo e invece questo è cominciato direi bene.
Chè il 31 dicembre ero a letto con la febbre e il primo gennaio ero a letto con un uomo.
(Non ci siamo dati alla lussuria e ora ha la febbre anche lui, ma questo è un altro discorso.)
Ah ah, alla faccia tua, merdoso 2007.
No, perché davvero, il 2007 è stato un disastro che levate.
Un anno di abbandoni, di distacchi, di sensi di colpa e di pianti, di elenchi dei miei sbagli, di ricerca delle spiegazioni che non sono mai arrivate, di rimpianti e pentimenti, di gente che appariva dal nulla e nel nulla poi svaniva e insomma … uno schifo.

E insomma, questo ragazzo dai grandi occhi verdi, mica è spuntato dal nulla.


La cronistoria del ragazzo dagli occhi verdi, da oggi GreenEyes:


Sei, forse-ormai-quasi sette anni fa conosco GreenEyes.
Ci si frequenta per un po’, ci si stuzzica, ci si annusa girandoci attorno, ma poi nulla.
Forse sparisco io, forse lui, comunque ci sembriamo tanto diversi e forse io ero piccola e lui più grande e non riuscivo a … bè, non lo so, comunque sentiamo che c’è qualcosa che non va e ci si perde.
Da allora contatti sporadici.
A tratti uno dei due si fa di nuovo vivo, ricominciano le solite danze e poi niente, ancora non è tempo, si sparisce di nuovo.
Dicembre 2006 e GreenEyes ricompare.
Io sono già un po’ in crisi col meravigliosoex, in lui trovo un conforto, una spalla, uno sfogo e un sacco di risate e a pensarci ora non credo che abbia migliorato o potesse migliorare in alcun modo la situazione.
E infatti.
Maggio 2007 e usciamo per la prima volta da soli e annusarci è molto più magico. C’è un che di giocoso e malizioso e bambinesco nel nostro puntarci, che prima non c’era, era più sospettoso e guardingo. Ma ancora non è ora, io comunque ho il cuoricino a pezzi, perlamiseria!
Agosto 2007 e litighiamo, tanto e di brutto, “come una coppia” dirà poi lui, ed è vero, anche se coppia non siamo e a quel punto credo che mai lo saremo.
Ottobre 2007 e timidamente ci riavviciniamo.
Sembra di camminare su un sentiero di mine inesplose, sentiamo di essere fragili e pericolosi entrambi e non sappiamo bene se siamo pronti a rischiare. Parliamo tanto e ridiamo un sacco, ma a distanza di sicurezza.
31 dicembre 2007, io ho la febbre e i miei sono partiti e sono sola e anche se maledico il capodanno, stavolta maledico la febbre che mi costringe a passarlo da sola, e poi lui rinuncia al suo capodanno e si viene a far infettare. (in una puntata di Scrubs c'era una tizia che diceva che così si riconosce l'uomo giusto: è colui che è lì quando tu ne hai bisogno, senza bisogno che tu lo chieda...)

Ecco, c’è una lasagna calda nei piatti e Star Wars in tv, c’è una montagna di fazzoletti smocciolati sparsi per la casa e odore di Vics ovunque, c’è un plaid sotto il quale le ginocchia si sfiorano e noi che ci raccontiamo il momento più bello, più triste, più divertente, più romantico, più sensuale, più stupido eccetera del 2007.

È più o meno così che mi rendo conto che quasi ovunque c’è lui.
Silenziosamente, a volte mimetizzato sullo sfondo, c’è lui, e il bello è che è stato così delicato da non farmene render conto.
Che se al 2007 tolgo lui resta veramente solo tutto il negativo che ho vissuto, visto e visitato.

Certe volte è vero quella storia delle fiabe che all'improvviso vedi qualcuno che hai avuto sempre davanti sotto una luce completamente diversa.

Poi arriva la mezzanotte e  ci sono i fuochi d’artificio fuori, e un po’ anche dentro.
C’è un che di impacciato e timido e incerto e vulnerabile in lui che mi abbatte le barriere difensive e tira fuori la parte più tenera di me.

Ecco, in poche parole è questo.
E il 31 dicembre ho pensato: rischiamo; proviamo; lanciamoci. Chissà, potrebbe pure …

Mi rendo conto di essere una cacasotto sentimentale, tutto mi spaventa, vado in giro agitando le braccia istericamente in cerca di ostacoli e mi guardo le spalle sicura che qualcuno mi stia seguendo, quando forse l’unica di cui dovrei preoccuparmi sono io.
Ora forse sarà un abbaglio, ma non mi importa, finché sto bene.
Come una volta mi ha detto Chris: “forse è un ab-baglio ma di certo non uno s-baglio”.

Cerco di lasciare fuori aspettative e pretese e calcoli, paure e sospetti.
Cerco di prendere le cose così come vengono, ho le mani protese in avanti, i palmi rivolti verso l’alto, aspetto che mi sia dato, ed è una cosa che non faccio mai, l’intimità di solito mi fa paura. E intimità non è saper dare, ma saper ricevere.

Ho deciso che il 2008 sarà un anno positivo e pieno di belle sorprese e che il karma si deciderà a darmi quello che mi spetta, e per la prima volta non ho intenzione di cominciare a mettere paletti e regole, traguardi e scadenze.

 

Semplicemente … lascio che sia.

 

postato da: MissBeauregarde alle ore 21:17 | link | commenti (22)
categorie: istantanee, io per me
lunedì, 24 dicembre 2007

Babbo Natale mi sta in culo, però...



A me la figura di Babbo Natale m’è sempre stata indifferente. Sinceramente, vorrei fare in modo, un giorno, che i miei figli ci credessero, ma non so come fare, visto che io per prima non ho mai smaniato per sto ciccione dalla faccia da ubriacone.

Vabbè, quando ero piccola, mio nonno si vestiva da Babbo Natale e visto che non avevamo il camino, semplicemente suonava ed entrava dalla porta, per la gioia di noi nipoti. Io però ho sempre avuto dentro una sana dose di cinismo quindi, alla faccia di mio cugino che aveva il doppio dei miei anni ed era tanto tanto fregnone, a cinque anni ho sgamato il nonno. Sai come? L’ho riconosciuto dalle mani. Dalle mani riconoscerei chiunque.

Comunque poi tempo dopo sono venuta a sapere della vera storia di Babbo Natale, che secondo la leggenda era sto vecchio tutto curvo, un po’ pienotto e con la faccia pure un po’ cattiva, vestito di verde, o di blu, o d’argento. E viene fuori che il ciccione pacioccone di rosso vestito è tutta una trovata pubblicitaria ideata dalla Coca Cola. Questo già è sconvolgente. Ancora più sconvolgente è il fatto che la gente si sia affezionata così tanto all’immagine pubblicitaria anziché restare legata a quella tradizionale. Questo mi mette tristezza. Anche se nei disegni che ho visto del vero Babbo Natale, effettivamente faceva un po’ paura. Ma questo è parte del fascino di questi personaggi, no? Pure Santa Lucia, che è un’altra che porta i regali, non è una vecchia bacucca cecata che entra di notte nella camera dei bambini… con gli OCCHI IN MANO! A me così me l’hanno raccontata, anche se mai ho visto un regalo di santa Lucia, in vita mia. Ma anche meglio così, sennò penso che mi cagavo sotto all’idea di questa che poi magari inciampa nel tappeto e gli ruzzolano gli occhi per terra e poi mi sveglia per darle una mano a cercare dove sono finiti. Con gli occhi in mano! Che fantasia perversa! Comunque era parte del fascino, punto.

C’è stato un tempo, ne sono certa, in cui andavo a dormire il 24 con gli occhi sbrilluccicanti, e metà dei miei regali aperti, aspettando impazientemente che arrivasse il 25 per finire di aprire i pacchetti e passare un giorno di festa con cugini e famigghia, ma questo tempo è ormai tanto lontano. Oggi vado a dormire il 23, con la segreta – manco troppo - speranza di risvegliarmi il 27 e di saltare in qualche modo i pranzi e le cene che durano venti ore ognuno. Non ce l’ho col Natale, né col consumismo, né con qualcosa in particolare, in realtà adoro l’atmosfera natalizia, è solo che i tre giorni di fuoco mi stanno particolarmente in culo. Quando poi arriva il 27, a dirla tutta, comincio a sperare che arrivi in fretta il 2 gennaio, così da risparmiarmi anche capodanno, che è un’altra data che mi mette ansia.

A parte tutto questo, per chi invece sta già scodinzolando annusando nell’aria la frenesia delle prossime ore, e pure a tutti gli altri, auguro semplicemente un Buon Natale, di prendersi quanto di buono queste feste si portano dietro perché, in fondo, un po’ di buono c’è …

 

 

 

postato da: MissBeauregarde alle ore 16:28 | link | commenti (16)
categorie: on air, famigghia, farfugliando
venerdì, 21 dicembre 2007

A natale siamo tutti più... soli...



L’altro giorno parlavo con il sosia di Leonardo Pieraccioni.
E lui dice: voglio una bella storia.
Io dico: tutti vogliono una bella storia.
Anche tu?
Sì, anche io.

È così, no? Tutti la vogliamo, una bella storia. Anche chi pensa di essere completo anche da solo, anche chi sa di star bene così come sta, anche chi pensa che non è proprio il momento e ha altro a cui pensare, anche chi ha voglia di sfarfallare in giro… anche tutte queste persone, se si presentasse qualcuno di speciale, bè … a culo tutto il resto, no?
Perché in fondo è così, ci crediamo tutti alla persona giusta, o alla rosa di possibili persone giuste, e non vediamo l’ora di incontrarle, no?

È così, vero?
O sono solo io?
Che aspetto la mia persona giusta, perché lo so che è lì fuori da qualche parte, e non sto parlando di anima gemella né di principe azzurro, ma semplicemente di qualcuno che sappia portarmi via. Che è lì fuori e cerca esattamente qualcuna come me, che gli colori la vita.

E, dio, guarda che ci divertiremmo un mondo.
Sono brava a colorare la vita, io… e sto reimbiancando tutto per permettere a te di colorare la mia…

Ci saranno quattro pareti bianche da dipingere, e compreremo barattoli di vernice colorata e pennelli, e con i fogli di giornale costruiremo le barchette da usare come cappelli. E con jeans e t-shirt addosso, ridendo, cominceremo a dipingere le nostre vite… di ogni possibile colore. Voglio righe d’azzurro dei momenti sereni, strisce di giallo per quelli divertenti… sprazzi di rosso per quando non riusciremo a toglierci le mani di dosso e rosa per quando sussurreremo frasi melense che non pensavamo potessero uscire proprio da noi… e anche nero, un po’ di nero per i momenti duri, chè anche con quelli si cresce e si va avanti, perché anche in quelli saremo diversi da tutti i neri che abbiamo avuto prima perchè niente, niente sarà uguale a quello che abbiamo avuto prima.

Perché sono stufa di questa versione triste di me… sono stanca di questa immagine malinconica che mi riflette lo specchio, questa borsa vecchia di ricordi, di rimorsi, di rimpianti, di se e di ma…

Voglio ricominciare, voglio inventarmi di nuovo, voglio che mi leghi di lacci sempre più stretti al cuore, stomaco, polmoni, polsi e testa, senza farmi sentire soffocata, voglio abbracci che stringano senza intrappolare e voglio imprimere i miei marchi su ogni centimetro di te… firme e disegni e ghirigori strani che ti ricordino di me, sempre… che ti facciano desiderare di avermi, sempre…

E fra una parete e un colore, finiremo a terra a giocare e ridere e macchiarci di vernice il viso, i vestiti, le braccia… e seguirai le mie curve morbide, i miei spigoli taglienti con la punta dei polpastrelli come setole di un pennello… farei in modo che tu non ti ferisca… ti insegnerò la mia geografia, la mia storia…

E se in silenzio, solo guardandomi negli occhi mi dicessi “fidati di me”, io ci crederei… se solo nei tuoi occhi leggessi una semplice promessa… di fiducia, di onestà… di rispetto, di lealtà, di fedeltà… io ti seguirei… se mi chiedessi “non aver paura” io dimenticherei le lacrime nella notte, le promesse infrante, i progetti mandati a monte, le delusioni, le noncuranze, gli egoismi che mi hanno ferito in passato… non mi spaventerebbero più… se nei tuoi gesti leggessi “voglio solo farti star bene”…

… allora mi lascerei andare…
allora uscirei dall’apnea…
scioglierei i capelli…
rilasserei i muscoli…
chiuderei gli occhi…

allora… mi sentirei… finalmente… ancora una volta…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

… salva.

postato da: MissBeauregarde alle ore 12:10 | link | commenti (11)
categorie: on air, io per me
martedì, 11 dicembre 2007

Oggi mi sento un tantino intollerante.....

Lo sai cos’è che odio?

Quelli che aprono i pacchetti di biscotti o di patatine mica in modo normale, ma sfragnandoli tutti (no, vi dico solo che word riconosce il gerundio – ma non l’infinito - del verbo “sfragnare” … ma chi lo ha programmato? io?), strappando la busta, cosicché poi non si possa richiudere bene, ci entra l'aria e poi fanno schifo.

Poi odio il tizio o la tizia che arriva al mio blog cercando su google “Frida Carlo”. Ma come cazzo stai messo? E insiste eh, lo starà cercando da mesi, sto quadro della signora Carlo!

Odio quelli che urlano quando parlano al telefono.

Odio quelli che ridono sotto i baffi per qualcosa che stanno sentendo o pensando solo loro, mi innervosiscono.

Odio non sapere cos’è che si dice di me in giro, a volte vorrei essere invisibile solo per assistere di nascosto alle conversazioni che amici, genitori, ragazzi fanno su di me.

Odio quando fa così freddo che mi si gelano le dita dei piedi. Come ora, non mi si muovono più, giuro. Potrebbero staccarsi da un momento all’altro, lo sento.

Odio quando sono in fila alla cassa del supermercato dietro una signora col carrello strapieno e io devo pagare solo un balsamo, e lei mi vede e non mi cede il suo posto. Lo odio. Incivile!

Odio quando, in via del tutto ipotetica, sto scaricando un film e mi si interrompe il download a trenta secondi dalla fine. Che se famo, i dispetti?

Odio ammettere che i bagni pubblici delle donne riescono a fare sempre più schifo di quelli degli uomini. È impressionante. Che i maschietti spisciacchiano qua e là e fanno l’elicotterino, e vabbè, ma le donne? Come cazzo è possibile che riducano i cessi un cesso – appunto. No, giuro, all’università da me, sembra veramente che le donzelle siano cresciute nella merda: a terra è tutto bagnato, non scaricano, buttano la carta a terra, assorbenti usati ovunque, alla faccia del gentil sesso!

Odio che i miei genitori, quando si alzano la mattina, pare che si sia alzato un esercito: si parlano da una stanza all’altra, canticchiano, sbattono ante del tutto incuranti di chi dorme.

Odio i miei vicini che fanno le ore piccole con i loro amici, ogni – fottuta – sera. Mi sono dovuta comprare i tappi per le orecchie.

Odio i miei tappi per le orecchie. Puzzano di plastica bruciata e mi fanno male, e poi non riesco a dormire se sento così amplificato il mio respiro e il battito del mio cuore, che c’ho pure la tachicardia io. La odio, la tachicardia.

E soprattutto odio lei, dottor Jones!

Ah ah, no, questo era solo un pezzo di “Indiana Jones e il tempio maledetto”.

postato da: MissBeauregarde alle ore 17:28 | link | commenti (18)
categorie: eccheccazzo, io per me, farfugliando